La perimplantite è un’infiammazione dei tessuti intorno a un impianto dentale, associata alla placca batterica: con il tempo provoca la perdita progressiva dell’osso che sostiene l’impianto. È frequente: una revisione del 2025 ha rilevato che colpisce circa un paziente su cinque con impianti (Galarraga-Vinueza et al., 2025). Può essere trattata, ma non è garantita una guarigione completa e la malattia può ripresentarsi.
Se hai già un impianto o stai pensando di metterne uno, anche all’estero, questa guida illustra cosa dicono le linee guida e gli studi recenti sui segnali d’allarme, le cause, il trattamento e la prevenzione. Il testo ha finalità informative: non sostituisce una visita e non è destinato all’autodiagnosi.
In breve
- La mucosite perimplantare è un’infiammazione della gengiva intorno all’impianto, senza perdita ossea e potenzialmente reversibile; la perimplantite comporta una perdita ossea progressiva.
- La perimplantite interessa circa un paziente su cinque, mentre la mucosite riguarda dal 46% al 63% dei pazienti; le stime variano in base ai criteri utilizzati.
- Segni: sanguinamento, gengiva arrossata e gonfia, pus. Spesso non c’è dolore, perciò i controlli sono importanti.
- Si può trattare, ma le recidive sono frequenti e talvolta è necessario rimuovere l’impianto.
- Cosa aiuta: trattare la parodontite prima di inserire l’impianto, curare l’igiene quotidiana e sottoporsi regolarmente a controlli professionali.
Cos’è la perimplantite e in cosa differisce dalla mucosite?
Nella perimplantite la mucosa intorno all’impianto si infiamma e, successivamente, l’osso che lo sostiene viene riassorbito progressivamente (Berglundh et al., 2018). La mucosite perimplantare è lo stadio iniziale: c’è infiammazione, ma non si perde osso. È causata dall’accumulo di placca e, se la placca viene tenuta sotto controllo, è biologicamente reversibile, anche se i segni visibili possono impiegare più di tre settimane a scomparire (Heitz-Mayfield and Salvi, 2018).
Per distinguere le due condizioni, il dentista sonda la gengiva e controlla l’osso con una radiografia. La tabella riassume le definizioni del consenso del 2017 (Renvert et al., 2018; Berglundh et al., 2018).
| Criterio | Impianto sano | Mucosite perimplantare | Perimplantite |
|---|---|---|---|
| Gengiva | Nessun segno di infiammazione: niente arrossamento, gonfiore o pus e nessun sanguinamento abbondante | Arrossamento, gonfiore e sanguinamento entro 30 secondi dal sondaggio | Infiammazione con sanguinamento e/o pus; profondità di sondaggio superiore ai valori rilevati dopo il posizionamento della protesi |
| Osso | Nessuna perdita oltre quella iniziale dovuta alla guarigione | Nessuna perdita oltre quella iniziale dovuta alla guarigione | Perdita ossea visibile alla radiografia dopo la guarigione iniziale |
Se non sono disponibili radiografie precedenti, il consenso considera indicativa di perimplantite la presenza contemporanea di sanguinamento, una profondità di sondaggio pari o superiore a 6 mm e un livello osseo radiografico di almeno 3 mm (Renvert et al., 2018). Sono misurazioni che può valutare solo un dentista.
Quanto è comune la perimplantite?
La perimplantite colpisce circa un paziente su cinque con impianti, mentre la mucosite è ancora più comune. Una revisione sistematica del 2025, basata su 102 studi e oltre 13.000 pazienti, stima una prevalenza (la quota di pazienti che presenta la condizione) del 46% per la mucosite e del 21% per la perimplantite. L’incidenza (la quota di persone che sviluppa la condizione nel tempo) è rispettivamente del 53% e del 22% entro 20 anni dall’entrata in funzione dell’impianto (Galarraga-Vinueza et al., 2025). Una meta-analisi dello stesso anno, che raccoglie i dati di diversi studi e si limita a quelli che adottano i criteri del 2017, riporta valori del 63% e del 25% (Reis et al., 2025).
I dati variano perché cambiano le definizioni: in uno studio svedese condotto su 588 pazienti dopo 9 anni, la perimplantite era presente nel 45% dei casi applicando una soglia di perdita ossea superiore a 0,5 mm e nel 14,5% usando una soglia superiore a 2 mm (Derks et al., 2016).
Sintomi della perimplantite: segni di un impianto dentale infiammato
Il principale segno clinico è il sanguinamento della gengiva quando si sonda delicatamente l’area. Un impianto dentale infiammato può presentare anche (Berglundh et al., 2018):
- gengiva arrossata e gonfia;
- pus (suppurazione);
- recessione gengivale e tasche più profonde rispetto ai controlli precedenti, misurate con una sonda;
- perdita ossea, visibile solo tramite radiografia;
- mobilità dell’impianto: è un segno serio, perché la mobilità è una delle situazioni in cui si prende in considerazione la rimozione (Wang et al., 2025).
Il dolore non è un indicatore affidabile: secondo una revisione della letteratura, nella maggior parte dei casi le malattie perimplantari sono asintomatiche e il paziente non se ne accorge (Kwon et al., 2022). Se noti sanguinamento, gonfiore o pus intorno a un impianto, prenota una visita senza aspettare: la perimplantite può progredire in modo non lineare e accelerato (Schwarz et al., 2018).
Cause e fattori di rischio della perimplantite
Il principale fattore associato è la placca batterica che si accumula sull’impianto e lungo il margine gengivale: per la mucosite, le prove di un nesso causale sono solide (Berglundh et al., 2018). Non è ancora del tutto chiaro come e quando la mucosite si trasformi in perimplantite (Schwarz et al., 2018). Per questo gli studi parlano di indicatori di rischio: associazioni, non cause dimostrate.
Come leggere i dati: l’odds ratio confronta le probabilità di sviluppare la malattia tra chi presenta un fattore e chi non lo presenta. Un valore pari a 2 indica probabilità circa doppie; per una condizione comune, l’aumento del rischio effettivo è leggermente inferiore.
- Parodontite. Le prove sono solide per la parodontite cronica pregressa (Schwarz et al., 2018). Nella meta-analisi del 2025 di AO/AAP (Academy of Osseointegration e American Academy of Periodontology), l’odds ratio per la perimplantite è 2,92 in caso di parodontite pregressa e 4,05 in caso di parodontite attiva (Galarraga-Vinueza et al., 2025).
- Igiene insufficiente e assenza di controlli. Anche le prove relative a uno scarso controllo della placca e alla mancanza di una manutenzione regolare sono solide (Schwarz et al., 2018). In un piccolo studio di 5 anni su 80 persone con mucosite, la perimplantite si è manifestata nel 43,9% di chi non aveva ricevuto una manutenzione preventiva e nel 18,0% di chi l’aveva ricevuta (Costa et al., 2012).
- Fumo e diabete. L’odds ratio è 2,27 nei fumatori e 2,31 nelle persone con diabete (Galarraga-Vinueza et al., 2025). Il consenso del 2025 indica il diabete non controllato come fattore di rischio (Wang et al., 2025).
- Fattori locali. Il cemento in eccesso sotto la gengiva nelle corone cementate è un possibile indicatore di rischio (Staubli et al., 2017); un impianto posizionato male e protesi sfavorevoli sono indicati come fattori locali rilevanti (Wang et al., 2025).
In pratica, i fattori per cui esistono più prove (parodontite, scarso controllo della placca, assenza di controlli) sono anche quelli su cui puoi intervenire.
La perimplantite si può curare?
La perimplantite può essere trattata, ma non è garantita una guarigione completa: solo una piccola percentuale di casi, qualunque tecnica si utilizzi, ha raggiunto la risoluzione della malattia (Donos et al., 2023) e le recidive sono frequenti (Karlsson et al., 2023). Il trattamento può ridurre l’infiammazione e la profondità di sondaggio; dopo la terapia sono necessari controlli regolari (Stiesch et al., 2023).
Mucosite: la fase potenzialmente reversibile
La mucosite si tratta con una pulizia professionale non chirurgica e il controllo dei fattori di rischio (Wang et al., 2025). I risultati, tuttavia, sono solo parziali: in cinque studi randomizzati, la percentuale di impianti senza più sanguinamento dopo la strumentazione (pulizia meccanica) variava, a seconda dello studio, dal 31% al 35% dopo 3 mesi e dall’8% al 17% dopo 6 mesi (Verket et al., 2023).
Perimplantite: dalla pulizia all’intervento chirurgico
Per la perimplantite, il trattamento dipende dalla gravità (Wang et al., 2025). La pulizia non chirurgica può essere un primo passo; per i laser e gli altri sistemi di decontaminazione della superficie implantare, i benefici clinici devono ancora essere dimostrati (Cosgarea et al., 2023). Nei casi più avanzati serve un intervento chirurgico personalizzato: con lembo di accesso (si solleva la gengiva per raggiungere e pulire l’impianto), tecniche resettive (si rimodellano i tessuti) o tecniche rigenerative (si tenta di ricostruire l’osso perso). Negli studi:
- Chirurgia con lembo di accesso. In una meta-analisi del 2023, la profondità di sondaggio e il sanguinamento si sono ridotti in modo significativo, ma nel giro di 1–5 anni la malattia si è spesso ripresentata e la perdita dell’impianto non era rara; i risultati dipendevano dalle condizioni iniziali (Karlsson et al., 2023).
- Tecniche rigenerative. Dopo 12 mesi, la riduzione della profondità di sondaggio non era significativamente diversa da quella ottenuta con la chirurgia con lembo di accesso (Donos et al., 2023).
Si può perdere l’impianto?
Sì, in alcuni casi. Il consenso AO/AAP del 2025 consiglia di valutare la rimozione dell’impianto quando la perdita ossea è estesa e la forma dell’osso è sfavorevole, in caso di recidiva della perimplantite o se l’impianto è mobile (Wang et al., 2025). Gli stessi autori osservano che i criteri per decidere se mantenere o rimuovere l’impianto devono ancora essere definiti meglio. Non esiste una percentuale valida per tutti: la decisione e l’eventuale sostituzione si valutano caso per caso insieme al dentista.
Come prevenire la perimplantite
La prevenzione inizia prima dell’inserimento dell’impianto e prosegue per tutta la sua durata: le linee guida europee della European Federation of Periodontology (EFP) raccomandano interventi nelle fasi di pianificazione, inserimento e carico protesico, seguiti da un programma di mantenimento con controlli regolari (Herrera et al., 2023). In pratica:
- Prima dell’impianto: individuare e gestire i fattori di rischio, cioè parodontite, fumo e diabete non controllato (Wang et al., 2025).
- Una protesi facile da pulire: per le corone cementate, un margine accessibile e nessun residuo di cemento sotto la gengiva (Staubli et al., 2017).
- Igiene quotidiana: spazzolino (anche elettrico), scovolini interdentali e filo interdentale, secondo le indicazioni del dentista (Wang et al., 2025). Nelle prime settimane dopo l’intervento ci sono indicazioni specifiche: le trovi nella nostra guida al recupero dopo un impianto dentale.
- Controlli e pulizia professionale: le persone ad alto rischio, ad esempio per una precedente parodontite o un diabete non ben controllato, dovrebbero sottoporsi a controlli ogni 3 o 4 mesi; quelle a basso rischio, con tessuti stabili, ogni 5 o 6 mesi (Wang et al., 2025). Si tratta di raccomandazioni di esperti: dopo il trattamento della perimplantite, le prove disponibili non bastano per stabilire un protocollo unico o una frequenza ideale (Stiesch et al., 2023). Scopri le 7 fasi della pulizia dentale professionale.
Impianto inserito all’estero: cosa conservare
Se hai fatto inserire l’impianto lontano da casa, conserva una radiografia eseguita al termine del restauro, la marca e il modello dell’impianto, la data dell’intervento e il tipo di restauro (cementato o avvitato). Il consenso del 2017 raccomanda di registrare i valori radiografici e di sondaggio di riferimento al completamento del restauro (Berglundh et al., 2018): aiutano a capire se ci sono cambiamenti nel tempo. Una volta rientrato, continua a fare i controlli anche presso un dentista vicino a casa.
Se vuoi un parere su un impianto
Se noti uno dei segni descritti, il primo passo è fissare un appuntamento: per la diagnosi servono il sondaggio e una radiografia. Al Trio Dental Center di Tirana la prima visita è gratuita, il preventivo scritto viene inviato entro 24 ore e un coordinatore che parla italiano risponde alle domande e segue il paziente anche dopo il rientro a casa. La pulizia professionale costa €60.
Dr. Elian Dylgjeri, implantologo e chirurgo orale, parla italiano e ha inserito oltre 2.000 impianti. Per conoscere i costi e il percorso di cura: impianti dentali in Albania e il listino prezzi. Contatti: +355 69 747 4695, info@dentaltrio.com.
Articoli correlati: parodontite e impianti: cosa valutare prima, perché sono importanti i controlli e la pulizia dopo gli impianti dentali e come gestire i controlli degli impianti dentali dopo il rientro dall’Albania.
Articolo informativo di Trio Dental Center; non sostituisce il parere di un dentista. Revisione medica a cura del Dr. Elian Dylgjeri, implantologo e chirurgo orale.
Fonti
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